Edoardo Sobrino inizia a produrre vino alla fine degli anni Novanta, dopo una carriera professionale come imprenditore.
I vitigni che sceglie di coltivare sono quelli tradizionali di langa, cui si aggiunge lo chardonnay con cui Edoardo produce l’unico bianco della gamma.
In vigna vengono usate solo preparazioni naturali a base di rame e zolfo, la cura del vigneto è maniacale. Rese bassissime, attorno ai 25-30 quintali per ettaro.
In cantina Edoardo accompagna il vino limitando al massimo gli interventi. Le vinificazioni dei nebbioli prevedono lunge macerazioni a cappello sommerso in contenitori tronco-conici.
I vini non sono filtrati.
Poche barriques di più passaggi utilizzati per la barbera ‘Nirane’ completano un tradizionale parco botti in rovere da 20-25 Hl.
I vini vengono messi in commercio solo quando Edoardo li ritiene pronti, quasi sempre uno o due anni dopo le indicazioni del disciplinare.
Lo stile di Edoardo è tradizionale ma con grande pulizia del tratto: i nebbioli coniugano complessità olfattiva con un tannino sempre presente ma ben levigato. Le barbere sono impulsive, potenti e tese come questo vitigno richiede. Si tratta di interpretazioni sempre rigorose, filologiche, che valorizzano al massimo le caratteristiche del terroir.
Edoardo è un vignaiolo autentico, che produce vini di altissimo livello con uno stile personale impenetrabile alle mode. La sua capacità di accompagnare le annate è memorabile. È capace di sorprendervi anche e soprattutto nelle annate difficili.
Memorabile la sua Barbera ‘Carzello’ annata 2014.
La cantina Ghëddo nasce dal Progetto di due giovani amici, l’enologo Giovanni Pippia e Mattia Benedetti, entrambi milanesi di origine e langhetti di adozione. Giovanni e Mattia lavorano circa 3 ettari di vigna, di cui 2 di proprietà a La Morra. Come si addice a dei giovani ed ambiziosi vignaioli, il progetto è costruito su una visione moderna e molto scrupolosa del lavoro in vigna, e su un approccio minimalista, poco interventista, al lavoro in cantina.
Le vigne di proprietà sono site nel comune di La Morra, a 350-400 metri di quota e sono destinate alla produzione del Langhe Nebbiolo e del Barolo. Le vigne da cui provengono gli altri vini rossi si trovano nei comuni di Monforte (Barbera) e Roddino (Dolcetto). Le uve per la produzione del bianco vengono acquistate da amici vignaioli.
La gestione del vigneto è interamente manuale.
La cantina, che si trova a Monforte d’Alba, è attrezzata con contenitori in acciaio e cemento e botti di rovere. Le vinificazioni sono generalmente brevi e poco estrattive, l’intervento enologico minimalista. Le fermentazioni partono spontaneamente, l’utilizzo della solforosa limitato.
I vini prodotti, oltre ad un originale vino bianco ottenuto dall’assemblaggio di Arneis, Timorasso e Nascetta, sono i classici monovitigno di Langa: il dolcetto, la barbera, il nebbiolo e il barolo.
Tutti i vini sono caratterizzati da uno stile poco estrattivo, dalla ricerca della precisione aromatica e della bevibilità. Le estrazioni sono sempre molto moderate, come pure le concentrazioni. Le macerazioni sono volutamente brevi così come i tempi di affinamento. Ne risultano vini territoriali e al tempo stesso eleganti e di beva. I rossi hanno un profilo marcatamente floreale, di marcata finezza.
Il vino bianco TINAAR è una sintesi particolarmente riuscita di tre dei vitigni bianchi più importanti del Piemonte.
La Palazzina è un’azienda viti-vinicola relativamente giovane ma già ‘storica’ per gli standard dell’Alto Piemonte: la fondazione avviene nel 1986 ad opera di Leonardo Montà, oggi affiancato dal figlio Paolo. I primi imbottigliamenti avvengono una decina d’anni più tardi.
La Palazzina si estende per 4 ettari all’interno della DOC Bramaterra, in tre appezzamenti siti sulle colline di Roasio, Brusnengo e Sostegno tra i 300 e i 380 m s.l.m. I terreni sono di origina vulcanica e prevalentemente sabbiosi. Le viti hanno un’età compresa tra i 10 e i 70 anni, con rese spesso inferiori ai 30 quintali per ettaro. Negli anni Leonardo e Paolo hanno recuperato molteplici vigneti allevati con lo stile tradizionale della ‘Maggiorina’, in cui i diversi vitigni sono compiantati e le uve raccolte assieme.
La viticoltura è condotta con particolare attenzione all’ambiente, seguendo le linee guida dell’agricoltura sostenibile. Non è utilizzato alcun prodotto di sintesi chimica. Le vigne sono immerse in un contesto di elevatissima biodiversità, circondate da boschi su tutti i lati. I suoli sono lasciati inerbiti.
La vinificazione avviene in modo tradizionale, senza additivi o correzioni, con un contenuto minimo di solfiti. Le uve vengono raccolte a mano in piccole casse. Dopo la diraspatura e la pigiatura, la fermentazione si avvia spontaneamente e prosegue con macerazione in vasche di cemento o acciaio con una durata variabile tra una e tre settimane. I vini vengono poi affinati in tonneaux di più passaggi e in grandi vasche di rovere di Slavonia per 22/48 mesi. Nessun vino è filtrato, la stabilizzazione avviene naturalmente grazie alle lunghe permanenze in botte. Il vino viene poi imbottigliato e conservato per un minimo di 6-18 mesi prima della commercializzazione. L’impostazione dei vini è rigorosamente tradizionale ed esprime alla perfezione le caratteristiche del terroir, senza nessuna concessione a mode passeggere.
L’elevata acidità dei terreni, la quota elevata, la presenza del bosco si traducono in vini di grande eleganza e slancio, scattanti in bocca. I tannini sempre presenti sono perfettamente integrati. La sensazione gustativa è di grande freschezza. Sono vini di grande rigore e finezza che celebrano l’unione del nebbiolo con gli altri vitigni autoctoni.
Matervi nasce nel 2016 grazie ad Alberto Rigon. L'azienda si trova a Fara Vicentino in provincia di Vicenza, dove Alberto coltiva tre ettari di vigna con uve della tradizione come la Vespaiola Antica, il Pinot Bianco, il Tocai, il Groppello e una specie di Pinot quasi del tutto scomparsa: il Pinot Vanderville.
Da sempre si è occupato dei vigneti di famiglia e ben presto ha iniziato con le prime sperimentazioni di vinificazione. Questa passione lo ha portato poi a frequentare la facoltà di Enologia.
Da sempre vicino idealmente ad un'agricoltura rispettosa e naturale, ha conosciuto col passare del tempo molti vignaioli che lo hanno ispirato ed aiutato a sviluppare il suo progetto. Uno tra tutti: Andrea Pendin di Tenuta l'Armonia, diventato poi un vero e proprio mentore.
Insieme con Andrea ha sempre condiviso l'idea che il territorio vicentino avesse moltissimo da raccontare. Da qui l'esigenza di creare una rete di tanti artigiani agricoli che come loro credessero nel loro territorio.
La Cantina Micheli nasce ufficialmente nel 2017, ma erano almeno dieci anni che Francesco, allora poco più che ventenne, preparava il progetto. Dopo un diploma da agrotecnico, Francesco lavora per 7 anni presso altri produttori locali per familiarizzarsi con la difficile arte della viticultura eroica.
I vigneti della Val di Cembra sono tutti caratterizzati da pendenze estreme, molti sono terrazzati e spesso è impossibile entrare con i mezzi meccanici.
Francesco lavora circa cinque ettari di vigne che sono di proprietà familiare da tre generazioni. Alcune vigne, come quelle di schiava utilizzate per fare il Titon, hanno più di 100 anni di età.
Francesco si considera un custode di questo patrimonio e la gran parte del suo tempo è dedicata al lavoro in vigna.
Il lavoro in cantina è sostanzialmente orientato alla preservazione della materia prima. Tutti i vini ad eccezione del Pinot Nero Estròs sono vinificati e affinati in contenitori di acciaio inox. Lo stile è improntato alla purezza del tratto: le bolle sono particolarmente fini e l’impatto gustativo sempre caratterizzato dalla precisione del gesto.
Le bottiglie prodotte sono circa 10.000, suddivise in cinque etichette.
Max Widmann è un giovane vignaiolo la cui prima vendemmia risale al 2021. Dopo una laura in enologia a Udine e un perfezionamento in Germania, Max ha fatto esperienza da diversi produttori in Germania (Bassermann Jordan) e Francia (De Montille e Stéphane Ogier) per poi rientrare in Italia, dove ha lavorato per quattro anni da Martin Abraham (Appiano). Qui ha anche effettuato le prime vinificazioni in proprio, prima di costruire la propria cantina, inaugurata nel 2023.
Max possiede circa 3 ettari di proprietà nei dintorni di Bolzano, piantati a Schiava e Lagrein, e gestisce in affitto un altro ettaro di terreno impiantati a Chardonnay e Pinot Bianco.
I vigneti di famiglia, alcuni di età superiore agli 80 anni, sono condotti secondo il sistema tradizionale della pergola, la gestione agronomica è in lotta integrata.
Lo stile di vinificazione è improntato ad un minimalismo rigoroso: fermentazioni spontanee, nessuna chiarifica, filtrazioni molto blande e uso ridotto di solforosa unicamente all’imbottigliamento.
Lunghi affinamenti (almeno 18 mesi) su fecce totali in contenitori neutri o tonneaux usati conferiscono ai vini particolare slancio e freschezza.
Max utilizza il tappo di vetro in tutti i suoi vini per privilegiare la freschezza e l’eleganza nei suoi vini.
Ci sono vini che nascono dalla tradizione. Altri nascono da una domanda: come può un grande classico parlare al presente? SixBar prende forma proprio da questa idea. Non reinventare il Metodo Classico, ma rileggerlo, come un arrangiamento musicale capace di rispettare la partitura originale aggiungendo una nuova voce. Il Trento DOC diventa così materia viva, interpretata con sensibilità contemporanea, dove ogni scelta mira a trasformare la briosità in esperienza. Il progetto nasce dall’incontro di tre amici appartenenti a diverse generazioni e con professionalità complementari, accomunati dalla passione per le bollicine. Massimo, con una lunga esperienza manageriale nel settore vitivinicolo, guida la visione strategica; Gianni, enologo trentino profondamente legato al territorio ma allo stesso tempo riconosciuto a livello nazionale, ne custodisce la precisione tecnica e l’identità produttiva; Ilaria, la più giovane, ingegnere con un background decennale in finanza internazionale, si iscrive alla facoltà di enologia e decide di dedicare la sua carriera al vino, contribuendo alla visione progettuale e creando un legame con le nuove generazioni. Insieme danno vita a SixBar: un progetto che unisce competenza, metodo e interpretazione contemporanea dello spumante.
Terra e Sale è stata fondata da Alan di Criscienzo nel 2017. I suoli gessoso-argillosi tipici della zona sono qui caratterizzata da una forte presenza di calcare attivo e da sorgenti saline, che danno il nome alla cantina.
L’impostazione agronomica è orientata secondo criteri biologici. I vigneti, composti da vecchie viti di 25-40 anni coltivate a circa 150-250 metri di altitudine, sono inseriti in un mosaico ecologico che comprende anche uliveti e ambienti boschivi. Non si impiegano diserbanti né pesticidi sistemici, e i trattamenti fitosanitari sono limitati a rame e zolfo, il cui impiego è estremamente limitato grazie all’impiego di tisane e oli essenziali.
La gestione del suolo si fonda sull’inerbimento permanente dei filari, con sfalci e sovesci periodici, in modo da aumentare la sostanza organica, ridurre l’erosione e promuovere la biodiversità del vigneto. Tutte le operazioni colturali, dalla potatura alla vendemmia, sono svolte manualmente.
Questa impostazione agronomica consente un approccio altrettanto sobrio e non interventista in cantina. Le fermentazioni sono sempre spontanee, affidate esclusivamente ai lieviti indigeni presenti sulle uve. La temperatura viene controllata in modo blando, solo per evitare picchi indesiderati, senza ricorrere a sistemi invasivi. Per i bianchi e i rosati si preferisce la pressatura soffice delle uve intere, senza macerazione sulle bucce. I rossi sono vinificati con macerazioni sulle bucce calibrate e mai eccessive, con diraspatura preventiva.
I contenitori utilizzati per la vinificazione e l’affinamento sono scelti in funzione della neutralità: fermentazioni e prime fasi evolutive avvengono in acciaio inox, mentre l’affinamento prosegue per lunghi mesi in vasche di cemento o acciaio a contatto con le fecce fini. Solo in rari casi si fa uso di legno, e sempre in forma discreta: si utilizzano tonneaux non tostati, impiegati non per arricchire aromaticamente il vino ma per apportare micro-ossigenazione controllata. L’imbottigliamento avviene senza chiarifiche chimiche né filtrazioni spinte; possono permanere lievi velature, ritenute espressione della vitalità del vino. Anche la solfitazione è ridotta al minimo, spesso limitati a un’unica aggiunta pre-imbottigliamento.
Fabio “Spok” Elleri lavora sulle colline romagnole, in una zona caratterizzata dalla presenza dello spungone, una roccia calcarea di origine marina molto diffusa in questa parte di Romagna. Sono suoli poveri, drenanti, ricchi di fossili marini, che danno ai vini una struttura sempre tesa, grande sapidità e un profilo più verticale che potente.
Le vigne sono gestite con un approccio agricolo molto attento: potature corte per contenere naturalmente la produzione, molto lavoro manuale e uso del sovescio per mantenere il suolo vivo e aumentare la sostanza organica. L’idea è che il vino si costruisca soprattutto in vigna, lavorando sull’equilibrio della pianta e sulla fertilità del terreno, più che in cantina.
Un aspetto importante del suo lavoro è anche il luogo in cui vive e lavora: vigne e cantina sono immerse nel verde, lontane centinaia di metri dalla prima abitazione o da altre coltivazioni intensive. Questo isolamento rende il suo un lavoro agricolo molto pulito, in un ambiente ancora molto naturale e poco contaminato.
I vitigni sono quelli del territorio romagnolo: Sangiovese per i rossi, e per i bianchi Albana, Malvasia, Trebbiano e Vernaccia, varietà che in queste zone hanno una lunga storia e che sui suoli di spungone riescono a dare vini molto sapidi e gastronomici.
In cantina il lavoro è orientato alla misura e all’equilibrio: utilizza in modo bilanciato cemento, acciaio e legno, scegliendo il contenitore in base al vino e all’annata.
Il cemento per mantenere tensione e ossigenazioni lente, l’acciaio per preservare freschezza e leggibilità del frutto, il legno quando serve ad accompagnare l’evoluzione del vino senza coprirne il carattere. L’obiettivo non è dare uno stile di cantina, ma lasciare che il vino mantenga il più possibile il carattere del luogo.
I vini di Spok sono generalmente molto bevibili, con alcol contenuti, buona acidità e una forte componente salina. Sono vini pensati più per la tavola che per la degustazione tecnica.
Accanto ai rossi e ai bianchi, produce anche alcune referenze rosate molto interessanti, vini di grande bevibilità, freschi, salini, pensati proprio per il suo territorio adriatico: vini che funzionano con la cucina di mare, con la cucina estiva, ma anche come vini da mescita e da ristorazione quotidiana.
Il suo è un lavoro molto coerente con una certa idea di Romagna del vino: agricoltura seria, interventi misurati in cantina, vitigni del territorio e vini che puntano più sulla bevibilità, sulla sapidità e sulla territorialità che sulla struttura o sulla concentrazione.
Vini che si capiscono soprattutto a tavola, più che sulla carta tecnica.
La Romagna del vino, per molti anni, è stata soprattutto pianura: grandi produzioni, cooperative, vini corretti e spesso standardizzati.
Il vero salto qualitativo degli ultimi trent’anni è arrivato invece dalla prima fascia collinare, tra i 150 e i 350 metri, dove molti vignaioli hanno smesso di vendere le uve e hanno iniziato a vinificare in proprio.
Oggi però qualcuno sta andando ancora più in alto.
Piandistantino nasce nell’Appennino tosco-romagnolo, tra Rocca San Casciano e San Benedetto in Alpe, nella valle del Montone da un’idea di Andrea Peradotto e suo fratello Martino.
Qui non siamo più in collina ma in montagna: vigne tra i 500 e i 750 metri di altitudine, zone dove la vite era presente prima dello spopolamento del dopoguerra e che oggi stanno lentamente tornando alla viticoltura.
I vini di queste zone appenniniche dimostrano una cosa molto chiara:
salendo di quota i Sangiovese cambiano completamente stile.
Sono vini più snelli, più eleganti, più freschi rispetto a quelli della pianura e della prima collina, dove la maturità è più spinta e la struttura più larga.
Il progetto è di Andrea Peradotto, enologo che dopo molti anni di lavoro all’estero è tornato nei luoghi dove è nato per recuperare vecchie vigne abbandonate e rimetterle in produzione.
Il suo lavoro è, di fatto, una piccola riconquista agricola della montagna romagnola. Oggi produce diversi Sangiovese da parcelle e valli diverse:
Pian, dalla valle di Tredozio, Ridaccio, assemblaggio di diversi biotipi di Sangiovese della valle del Montone, Buscamara, uno dei Sangiovese più alti di Romagna, snello, fresco e atipico. Negli ultimi anni il lavoro si è ampliato anche sui bianchi e su piccole vinificazioni in barrique e cemento.
Tra questi c’è Piango, un bianco blend di Sauvignon Blanc e Albana vinificato in una sola barrique in ossidativo, e Inverso, Müller e Trebbiano in acciaio, e Piango Blu, Trebbiano e Chardonnay lavorati tra cemento e acciaio.
Lo stile di Andrea è molto legato a una certa idea di Sangiovese appenninico:
macerazioni lunghe per i rossi, affinamenti spesso in cemento non vetrificato, vini asciutti, verticali, territoriali, dove si sente molto l’altitudine e il luogo da cui arrivano. Lavorazioni manuali. Poche parcelle lavorabili con il trattore. Fermentazioni spontanee e dosi di solforosa praticamente pari a zero.
Piandistantino è uno di quei progetti che fanno capire quanto potenziale abbia ancora la Romagna del vino, soprattutto quando si torna a lavorare nelle zone di montagna dove la vite era sempre esistita e che oggi stanno lentamente tornando a vivere. Selezionato tra i produttori Stella dell’appennino e vincitore di nuumerosi premi Slow-Wine Andrea e un rappresentante della Romgana naturale.
Val delle Corti nasce come azienda Agricola all’inizio degli anni 70, quando Giorgio Bianchi e famiglia si stabiliscono a Radda e piantano le prime vigne. È solo a partire dal 1999 che la policoltura lascia spazio alla vigna e si inizia a vinificare e imbottigliare le uve in proprio.
Oggi Roberto possiede circa otto ettari di vigne, prevalentemente vitate a sangiovese, la cui età media è di circa 45 anni. Le vigne sono da sempre coltivate in regime biologico.
La cantina deve il suo nome alla vallata in cui sono situati i vigneti. Immerse tra boschi ad un’altitudine compresa tra 420 e 490 metri, caratterizzate da una ventilazione regolare ed interamente esposte ad est, le vigne di Val delle Corti sono al riparo dai cambiamenti climatici. Anche in annate calde e siccitose, pur portando le uve a perfetta maturazione, Roberto elabora vini eleganti, fini, e dal grado alcolico contenuto. Sono vini che esprimono alla perfezione lo stile di Radda in Chianti.
Le vigne sono condotte secondo i dettami della biodinamica e dell’agroecologia: valorizzazione della biodiversità e creazione di un ecosistema capace di autoregolarsi con il minimo intervento dell’uomo sono i segreti su cui si basa il lavoro in vigna.
Lo stile di vinificazione è coerente con le pratiche agronomiche: interventi ridotti al minimo, nessun uso di additivi ad eccezione di poca anidride solforosa, affinamenti in grandi botti di rovere e cemento, e botticelle per la riserva. Il risultato sono vini territoriali che celebrano l’eleganza e la finezza di Radda in Chianti.
I vigneti sono prevalentemente piantati a sangiovese. Dalla vigna più vecchia, un ‘cru’ di solo Sangiovese, vengono le uve per la Riserva, solo nelle annate migliori. Il Chianti Classico annata è una cuvée da vigne di età varia, con piccolo saldo di Canaiolo, come da tradizione. Dalle vigne più giovani provengono le uve per il Rosato e per il Sangiovese d’annata ‘Il Campino’, mentre da una piccola e sassosissima vigna detta ‘Il Cortino’ provengono le uve Merlot destinate allo ‘Straniero’ (65% Sangiovese, 35% Merlot).
Solo nelle annate migliori Roberto produce ‘Extra’, una selezione delle migliori botticelle destinate alla riserva, il cui affinamento viene prolungato di un anno e il vino è imbottigliato senza essere filtrato.
Enologo ed agronomo di formazione, Guerino ha fatto il vino degli altri per oltre un decennio prima di decidere di darsi ‘carta bianca’ (il nome del suo progetto) nella realizzazione di quei vini che non poteva fare nelle cantine dei produttori per i quali lavora come enologo e agronomo: vini ricchi di storia e al tempo stesso innovativi.
Vini controcorrente, contemporanei.
I vigneti si trovano tutti in Val Peligna, un altopiano a circa 350 m in provincia di Aquila circondato dalle montagne più alte dell’Italia centrale: i Monti della Laga, la Maiella, il Gran Sasso. Il clima è continentale ma con elevatissime escursioni termiche tra giorno e notte. I terreni qui sono estremamente sassosi, con una componente fortemente calcarea e grande abbondanza di scheletro.
In queste condizioni climatiche e geologiche uniche, Guerino riesce a produrre vini di straordinaria freschezza e slancio, sia nei bianchi che nei rossi. Vini ottenuti da uve perfettamente mature ma con un grado alcolico sempre molto contenuto.
La conduzione dei vigneti è in regime biologico non certificato, le parcelle sono lasciate inerbite per favorire la biodiversità dei suoli. Le concimazioni sono effettuate solo con letame.
I vitigni coltivati sono quelli storici della Val Peligna: il trebbiano d’Abruzzo, la malvasia bianca lunga, e il montepulciano.
Il lavoro enologico è estremamente minimalista: vinificazione e affinamento solo in contenitori di acciaio inox.
Le fermentazioni sono condotte da lieviti indigeni. Nei vini bianchi viene aggiunta una dose minima di solforosa all’imbottigliamento.
La cantina Bambinuto esiste da oltre quarant’anni, ma è solo con l’arrivo di Marilena verso la fine degli anni 2000 che inizia un percorso di produzione e imbottigliamento di vini di qualità. Il nuovo corso inizia nel 2015, la prima annata che Marilena riconosce come ‘sua’.
Le vigne sono però di proprietà della famiglia da oltre cinquant’anni. I vigneti del comune di Santa Paolina da cui proviene il Greco di Tufo sono stati piantati all’inizio degli anni Ottanta.
Il cuore dell’azienda sono quattro ettari vitati a Greco di Tufo, il vitigno storico più importante di questa zona, attorno a cui Marilena ha deciso di sviluppare il suo progetto. Le vigne di proprietà sono poste ad un’altezza compresa tra 450 e 600 metri in un contesto di ricchissima biodiversità naturale.
Da un piccolo appezzamento di proprietà nel comune di Monteaperto provengono le uve destinate alla produzione di Falanghina e di Aglianico.
Il progetto di Marilena ruota attorno al Greco di Tufo, vinificato e lavorato in una miriade di modi possibili: vinificato in bianco fermo, metodo ancestrale, metodo classico, passito. Con il vino di sgrondo e con le vinacce si producono un brandy e un liquore. Per completare il ciclo dell’economia circolare, sempre con le vinacce Marilena realizza un sapone naturale, mentre i vinaccioli vengono recuperati per realizzare cuscini termici per la cervicale.
Le vigne sono condotte in regime biologico (certificata dall’annata 2024). I ph molto bassi e le acidità elevate del Greco di Tufo consentono raccolte a piena maturità pur preservando una bevibilità straordinaria.
Per tutti i vini, bianchi e rossi, viene utilizzato solamente il mosto fiore. Le fermentazioni avvengono con lieviti indigeni attraverso un pied de cuve. I vini bianchi sono affinati su fecce totali, con brevi ma frequenti batônnage.
Gli affinamenti avvengono unicamente in contenitori di acciaio inox. L’anidride solforosa è aggiunta solo all’imbottigliamento.
Anche il metodo classico è interamente realizzato nella cantina di proprietà.
Arnaud Moreau possiede 3,5 ettari di vigna tutti sul comune di Bouzy, nel cuore della Montagne de Reims. Produce circa 15.000 bottiglie ripartite in due linee: la Tradition e la Prestige. La linea Tradition offre un’interpretazione classica dello champagne: assemblaggi di uve a bacca bianca e rossa, dosaggio di 6 gr litro, assemblaggio di più annate e soste sui lieviti molto prolungate. Sono champagne che incontrano il gusto universale, dove il segreto consiste proprio nella capacità di mettere d’accordo tutti. Qui si esprime al meglio l’arte della vinificazione della Champagne. La linea Prestige è il laboratorio di sperimentazione di Arnaud. Qui incontriamo champagne più complessi, caratterizzati da cifre stilistiche uniche e particolari. Tutti diversi l’uno dall’altro, tutti caratterizzati da un tratto distintivo proprio. Arnaud Moreau ci piace non solo perché crea ottimi champagne, ma anche per questa sua capacità a dare ad ogni vino un’identità caratteristica. Nel catalogo di Arnaud Moreau c’è uno champagne adatto ad ogni occasione: all’aperitivo tra amici, alla cena di pesce elegante, al piatto di salumi, al momento intimo, all’istante meditativo vicino al caminetto.
Champagne Fleury-Gille è una proprietà di circa 8 ettari situata a Trélou sur Marne, nel cuore della Vallée de la Marne. Il marchio esiste dal 1955 e la gestione è da sempre familiare. Fleury-Gille è un vigneron indépendant, e utti i vini sono prodotti esclusivamente a partire da uve provenienti da vigneti di proprietà. Oggi la tenuta è nelle mani di Christine e di suo fratello Bertrand. Le bottiglie prodotte sono circa 60.000 all’anno.
Lavoro in vigna e in cantina sono tradizionali. Si utilizza ancora una vecchia pressa verticale degli anni Cinquanta. Tutte le vinificazioni avvengono in contenitori di acciaio inox. Le malolattiche sono generalmente svolte. Gli affinamenti sui lieviti hanno una durata variabile da 3 anni per i Brut a oltre dieci per i millesimati. I dosaggi sono generalmente moderati, regalando vini di grande tensione e bevibilità.
Agathe Bursin appartiene ad una famiglia di viticoltori da tre generazioni. Coltiva circa 7 ettari di proprietà, tutti situati nella zona meridionale dell’Alsazia. 3 si trovano nel Grand Cru Zinnkoepflé, da cui Agathe produce un Riesling, un Pinot Gris, e un Gewurztraminer.
I vigneti si trovano ad un’altitudine compresa tra i 280 e i 420 metri e sono condotti in regime di agricoltura biologica certificata, integrata con pratiche ispirate alla biodinamica (tisane) e all’agroforesteria. Vengono utilizzati solo lieviti indigeni, la solforosa è aggiunta in piccolissime dosi solo al momento dell’imbottigliamento.
Enologa di formazione, Agathe realizza vini caratterizzati da estrema precisione, finezza e pulizia. Ama i vini tesi, puri, verticali, quasi taglienti, tanto da spingersi spesso ad interrompere le fermentazioni malolattiche per esaltare questa caratteristica dei vini. Le vinificazioni, con eccezione del pinot nero, sono tutte effettuate in contenitori di acciaio inox, ancora una volta per esaltare la pulizia e freschezza dei vini. Le vinificazioni sono volutamente brevi.
L’attenzione al terroir è estrema. Agathe produce due Riesling (Bollenberg e Distelberg) la cui identica vinificazione consente di radiografare il terroir, tanto la loro diversità esprime la differenza geologica dei terreni da cui provengono.
Il suo stile è caratterizzato da una padronanza tecnica altissima: tutti i vini sono precisi, a fuoco, dettagliati. La freschezza domina su tutto, grazie ad un equilibrio sapiente tra acidità, mineralità e materia. Il naso è sempre leggiadro ma i vini non sono mai banali grazie ad una bocca sempre complessa e persistente.
Il domaine Moritz è situato sul Comune di Andlau, nel nord dell’Alsazia, dove possiede circa 15 ettari di vigne divise in oltre 90 parcelle. La famiglia possiede vigne in zone pregiatissime su tutti e tre i grand cru del comune di Andlau: Kastelberg, Moenchenberg, e Wiebelsberg, da cui produce tre Riesling Grand Cru e un Gewurtztraminer Grand Cru.
La cantina esiste da cinque generazioni e può contare su un patrimonio di vecchie vigne e botti quasi centenarie. Lo stile è improntato al rispetto del terroir e alla ricerca di vinificazioni pulite e poco interventiste. Si usano solo lieviti indigeni, le filtrazioni sono limitate, e gli interventi in cantina ridotti al minimo. Gli affinamenti sono volutamente lunghi per commercializzare vini pronti al consumo.
I riesling sono secchi, minerali e precisi, ed esprimono al meglio la varietà geologica della zona: gli scisti neri del Kastelberg, le marne argillose del Moenchenberg, e il grès rosa del Wiebelsberg.
Un punto di forza del domaine è la disponibilità di vecchie annate, soprattutto sul Grand Cru più prestigioso, il Kastelberg, di cui i Moritz possiedono circa 1,5 ettari.
Pascal vinifica a Chablis da oltre trent’anni, ma solo dal 2018 ha iniziato a commercializzare la sua piccolissima produzione. Circa 18.000 bottiglie prodotte, in uno stile puro e preciso, che valorizza la mineralità dei terreni e le condizioni pedo-climatiche uniche di Chablis.
La gamma dei vini copre tutte le denominazioni, dal Bourgogne al Grand Cru. Ciascuna etichetta è pensata per valorizzare un preciso terroir, le vinificazioni sono separate parcella per parcella, i lieviti indigeni, le filtrazioni limitate e le chiarifiche solo in caso di necessità. Gli affinamenti avvengono in contenitori di inox e in barriques esauste. I vini di Pascal sono veri vini di terroir, nei quali l’essenza minerale e verticale e le tipiche note di guscio d’ostrica si esprimono in modo netto e deciso, sovrastando le note primarie e floreali dello Chardonnay.
Pascal vinifica e imbottiglia tutti i suoi vini parcella per parcella. Anche il Petit Chablis proviene dalla selezione di una parcella, a cui in futuro se ne affiancherà un altro, proveniente da una vigna di famiglia recentemente reimpiantata.
Contro il senso comune, Pascal ritiene che il Petit Chablis non sia affatto un ‘piccolo vino’, come indicherebbe il nome. Pascal lo vinifica con la stessa cura con cui vinifica i suoi Chablis e Chablis 1er cru, cercando di portare alla massima espressione una denominazione che come nessun’altra celebra la verticalità e la tensione caratteristiche di questa regione viti-vinicola.
Il domaine Aurore Bachelet nasce nel 2020 dalla divisione del domaine Vincent Bachelet tra i figli Aurore e Etienne. Dalla divisione Aurore acquisisce circa 10 ettari, prevalentemente vitati a Pinot Nero, situati principalmente nel comune di Maranges, sulle alture di Santenay, ma con parecchie parcelle in terroir di grande prestigio tra Puligny-Montrachet, Chassagne-Montrachet, e Meursault.
Lo stile di vinificazione di Aurore è poco interventista e minimalista. Nei vini Aurore ricerca freschezza e slancio, moderando l’uso di legno nuovo, prediligendo vinificazioni brevi e riducendo le pratiche estrattive come batonnage e pigeage. Sui rossi vengono effettuati solo sporadici rimontaggi. Le fermentazioni avvengono con lieviti spontanei, una leggera filtrazione è effettuata prima dell’imbottigliamento, che in genere avviene in primavera.
Dal punto di vista stilistico siamo di fronte a vini che possiamo definire neo-classici: la territorialità borgognona è inconfondibile, non ci sono concessioni alle mode, ma lo stile è giovane, centrato sulla bevibilità e la piacevolezza. I vini sono precisi, a fuoco, caratterizzati da grande pulizia del tratto, ma al contempo espressivi.
Aurélie Berthod è una giovane vignaiola insediata da pochi anni a Pernand Vergelesses, in Borgogna. La 2017 è la prima annata vinificata. Possiede circa 5 ettari di terreni da cui produce pochissime bottiglie caratterizzate da uno stile al tempo stesso sincero e personale. Le vigne sono tutte state piantate prima del 1975. Hanno un’età variabile tra 50 e 90 anni.
Nei suoi vini non c’è artificio: il terroir si esprime in modo immediato, la vinificazione non copre mai la materia prima, la piacevolezza è diretta e palpabile, l’annata si esprime in modo esplicito e diretto. Non sono vini fatti per piacere a chi è legato a concezioni classiche, quasi ‘antiche’ della Borgogna: l’affinamento avviene in inox per molti vini, e in barriques usate per gli altri. Aurélie è poco interventista, limita le estrazioni. Le fermentazioni avvengono in maniera spontanea.
I bianchi hanno un sorso teso e vibrante, i rossi un frutto fresco e croccante, vivo ed immediato. C’è sempre tanta materia in bocca, il sorso è sempre appagante. Sono vini estremamente precisi, e che al tempo stesso rivelano immediatamente le caratteristiche del terroir e dell’annata.
Il Domaine Vincent Boyer-Martenot è presente a Meursault da quattro generazioni. Dal 2002 è gestito dal giovane e dinamico Vincent, che lo ha preso in mano ad appena 22 anni. Si compone di circa 10 ettari vitati, quasi tutti situati sul comune di Meursault, più alcune parcelle a Puligny-Montrachet, Pommard e Auxey-Duresses. Le rese produttive sono modeste in ragione dell’età avanzata delle vigne. La produzione annua è di circa 40.000 bottiglie.
Le vigne sono condotte in regime biologico e lo stile di vinificazione è poco interventista. Lieviti indigeni, solfitazioni e filtrazioni ridotte all’essenziale. Da notare gli affinamenti prolungati: tutti i bianchi seguono un protocollo che prevede una prima fase in barriques di più passaggi per circa 9 mesi, poi una seconda fase in botti di rovere e uova di cemento di 12 mesi, e infine almeno 3 mesi in bottiglia prima della commercializzazione, che non avviene mai prima di 24 mesi.
Dal 2019 Vincent Boyer ha iniziato una collaborazione con un amico di infanzia, Emmanuel Lucas De Bar. Emmanuel possiede venti ettari di vigne in Linguadoca, condotte in regime biologico.
Assieme hanno sviluppato un innovativo progetto di négoce: realizzare vini in Borgogna nelle cantine di Vincent con uve prodotte in Linguadoca da Emmanuel.
Lo stile di vinificazione è lo stesso che Vincent adotta per i suoi vini: lieviti indigeni, fermentazioni spontanee in barriques di più passaggi, e lunghi affinamenti. Il risultato sono vini dall’inconfondibile stile borgognone ma con prezzi straordinariamente competitivi.
A questa prima linea si sono già aggiunte numerose etichette, frutto di un’attività di micro-négoce attentissima alla selezione delle uve da pochissimi amici produttori in Borgogna.
Paul Jouard rappresenta la sesta generazione di questo piccolo domaine di circa 5 ettari situati a Chassagne Montrachet, nel cuore della Côte de Beaune. Paul produce circa 20.000 bottiglie l’anno, tra vini bianchi e rossi, quasi tutti nella denominazione Chassagne Montrachet e Chassagne Montrachet Premier Cru.
Paul possiede un patrimonio viticolo di prim’ordine, in quanto tutte le vigne sono state piantate da suo padre e da suo nonno e hanno tra i 40 e i 75 anni di età.
Tutta la gestione della produzione è seguita direttamente da Paul, sia in vigna che in cantina. L’attenzione al dettaglio è estrema. Paul è poco interventista, e il suo stile di vinificazione tende a valorizzare la diversità di ogni annata, in uno stile tradizionale.
In cantina i lieviti sono indigeni e la vinificazione in puro stile borgognone: fermentazione alcolica in contenitori inox e poi vinificazione in barriques. I vini di Paul esprimono magistralmente la cifra di Chassagne regalando vini ricchi, a perfetta maturità, in cui il legno accompagna delicatamente il vino senza coprirlo, ma regalando quelle note leggermente tostate e burrose tipiche di questa zona.
I vini di Paul sono caratterizzati da grandissima coerenza tra naso e bocca: le acidità sono presenti ma perfettamente integrate, in bocca i vini sono ampi e persistenti, ma il sorso sempre fresco.
Sono vini senza artificio ma sempre precisi e curati, in tutto rappresentativi della tradizione storica Chassagne Montrachet.
Vincent Lédy è un giovane produttore la cui cantina si trova a Nuits Saint-Georges. Nipote di Emile Michelot, si è dapprima formato alla scuola di Léchenaut. Ha vinificato il primo vino nel 2007, ma è solo nel 2013 che l’attività di commercializzazione ha inizio, grazie anche al recupero di qualche ettaro di vigne di famiglia a Nuits Saint-Georges, nelle Hautes-Cotes de Nuits e a Savigny-lès-Beaune. Al momento Vincent possiede circa 3,5 ettari vitati, da cui produce meno di 15.000 bottiglie l’anno. Dal 2021 tutti i vini sono certificati biologici.
Vincent possiede un patrimonio viticolo di altissimo valore: la maggior parte delle vigne sono state piantate da suo nonno negli anni ’30 e da suo padre negli anni ’60-80.
Nonostante tutte le vigne possano dunque fregiarsi del titolo di vigne vecchie, Vincent lo adotta unicamente per le vigne piantate prima del 1960, le cui uve vengono sistematicamente vinificate a grappolo intero, mentre le uve da vigne più giovani sono in genere diraspate prima della vinificazione.
Questo permette a Vincent di avere due linee di vini con stilistiche molto diverse: vecchie vigne a grappolo intero da un lato, vigne più giovani diraspate.
Vincent opera pratiche estremamente rigorose e innovative in vigna, quali una potatura estremamente tardiva che gli ha permesso nel 2021 di evitare quasi totalmente le perdite di produzione legate alle gelate di inizio aprile.
Le rese sono bassissime e l’età estremamente elevata delle vigne permette produzioni di un livello qualitativo altissimo.
Vincent è poco interventista in cantina. I vini sono vinificati in barriques di più passaggi, i lieviti rigorosamente indigeni, gli interventi di rimontaggio e follatura limitati al minimo indispensabile. I vini non sono né filtrati né chiarificati, l’uso della solforosa limitato, in alcune etichette nullo. La sua scelta di mettere in commercio i suoi vini dopo almeno 12-24 mesi di ulteriore affinamento in bottiglia dona vini più pronti, distesi, pronti per essere bevuti.
I vini di Vincent hanno tutti forte personalità. Vincent mette un impegno particolare nella valorizzazione non solo del terroir, ma anche e soprattutto delle sfide legate al cambiamento climatico, che si riflette nell’estrema espressività dei suoi vini. I vini di Vincent sono caratterizzati da equilibri dinamici tra maturità del frutto, alcol e acidità. L’uso del grappolo intero associato a vigne molto vecchie regala interpretazioni molto originali.
Nuits St. Georges
Nicolas Morin è uno dei più interessanti interpreti della ‘nouvelle vague’ borgognona. Poco più che quarantenne e originario dei Vosgi, Nicolas inizia la sua carriera nel mondo del vino come bottaio a Bordeaux. Da questa prima esperienza maturerà una conoscenza profonda del mondo delle botti, che ancora oggi continua ad assemblare personalmente, in modo da assicurarsi un controllo pressoché assoluto sul difficile processo di vinificazione e affinamento in barrique.
Dopo un decennio trascorso a vinificare in Francia e nel Nuovo Mondo, nel 2014 Nicolas fonda la sua prima attività nel cuore della Côte de Nuits, a Nuits Saint Georges. Qui inizia a vinificare uve rigorosamente selezionate presso amici viticoltori e si orienta verso un’enologia poco interventista basata sull’osservazione.
È soltanto nel 2019 che Nicolas riesce ad acquistare un importante lotto di vecchie vigne situate in prossimità di Digione. Si tratta di un unico corpo di vigna che costituisce un Monopole (Mâlain Monopole) situato a circa 400 mt di altezza nel mezzo di un bosco che assicura alle uve notevoli escursioni termiche ed una ventilazione costante.
Tutti i vini sono certificati in biologico, e in vigna Nicolas fa uso sistematico di pratiche biodinamiche quali l’inerbimento dei suoli, il ricorso a tisane e altri trattamenti per limitare l’utilizzo di rame e zolfo.
Le tecniche di vinificazione sono decisamente minimaliste. I lieviti sono rigorosamente autoctoni e non si fa uso di alcun additivo. Molte cuvée sono imbottigliate senza aggiunta di anidride solforosa.
Nicolas esegue lunghe vinificazioni, spesso a grappolo intero, per massimizzare il potere antiossidante degli antociani contenuti nel raspo e nelle bucce. Questo gli permette di realizzare vini estremamente naturali e al tempo stesso stabili nel tempo e capaci di lunghi invecchiamenti. I vini non sono né chiarificati né filtrati.
Vinificazioni al limite dell’infusione (pochi rimontaggi, follature limitatissime, trasferimenti esclusivamente per gravità) sono alla base di vini molto fini, in cui la parte floreale conferisce rara eleganza.
Anche nelle annate calde il frutto del pinot nero non vira verso note mediterranee ma mantiene le sue caratteristiche nordiche. I vini prodotti a Mâlain beneficiano poi delle condizioni climatiche più fresche e donano vini leggiadri ed eleganti anche nelle annate più calde. Pur raccogliendo l’uva a perfetta maturità, i vini di Nicolas presentano gradi alcolici decisamente contenuti.
I vini sono tutti caratterizzati da una precisione estrema, conseguita grazie ad una sorveglianza minuziosa e all’uso estremamente sapiente dei legni.
Clos de Rocs è un’azienda vitivinicola situata nel cuore del Mâconnais, fondata una ventina di anni fa da Olivier Giroux. Le vigne di Clos des Rocs si trovano principalmente a Pouilly-Loché, una delle denominazioni vinicole più piccole di tutta la Borgogna: appena 33 ettari complessivi, vitati a chardonnay.
La cantina Clos de Rocs può contare su circa 13 ettari di terreno, tutti coltivati in regime biologico certificato, con un’applicazione sistematica di pratiche provenienti dalla biodinamica.
In cantina l’approccio è minimalista: vinifiazioni con lieviti indigeni, utilizzo limitatissimo di solforosa solo all’imbottigliamento (zero solfiti per il Révelation). Les Mures, Monopole e Révelation non subiscono né chiarifica né filtrazione. I contenitori utilizzati sono barriques e tonneaux di più passaggi, inox per i regionali, e barriques in acciaio inox per il Révelation. L’élévage è sempre estremamente discreto, la cifra stilistica essendo un’eleganza che rimanda alla finezza di Puligny-Montrachet.
Tutte le parcelle sono vinificate separatamente. Le bottiglie prodotte sono circa 40.000.
Olivier produce 12 diversi vini, tutti parcellari che valorizzano le differenze espressive dei diversi terroirs, dove marne calcaree e argille si combinano in proporzioni variabili, con altezze ed esposizioni molto diverse.
Il punto di forza di Clos des Rocs è nella varietà senza pari di terreni di cui dispone su Pouily-Loché, di cui è l’interprete più autorevole.
Il suo stile si può definire classicamente borgognone, per la ricerca di sottili riduzioni, l’uso sapiente e misurato del legno, una ricerca attenta di precisione e finezza.
Frédéric Berne è una stella nascente del Beaujolais. Il suo stile è fine, cristallino, preciso ed elegante. Il frutto è sempre presentato nella sua croccantezza vibrante, i vini in bocca sono salini, minerali e tesi.
Frédéric possiede 6 ettari di vigna a Lantignié, uno dei comuni che formano la denominazione del Beaujolais.
I terreni di Lantignié sono ricchi di granito rosa, che conferisce ai vini uno stile sempre slanciato ed aggraziato.
Frédéric conduce i suoi vigneti secondo i principi dell’agroecologia, portando particolare attenzione alla biodiversità dei suoli e di tutto l’ecosistema di cui le vigne fanno parte. Le vigne sono tutte inerbite e vengono concimate solo con compost naturale. Associata alla biodinamica, l’agroecologia ha un ruolo decisivo nel permettere alle vigne di raggiungere un livello altissimo di autonomia rispetto all’intervento dell’uomo. Una vigna capace di regolarsi è una vigna che resiste meglio a tutte le forme di stress e produce vini sempre in equilibrio e capaci di grande longevità.
Le rese in vigna sono particolarmente basse in ragione dell’età molto avanzata delle vigne, in media superiore ai cinquant’anni, e perché Frédéric si impone standard qualitativi eccezionalmente alti per la regione.
Le bottiglie prodotte sono circa 30.000. I vini di Frédéric sono vivi e intensi: naturalmente ricchi di polifenoli e altri conservanti naturali, non hanno bisogno di essere ‘corretti’ o ‘aggiustati’, perché una vigna in piena salute è una vigna che produce un frutto armonico, in cui acidità, alcol e zuccheri sono sempre in perfetto equilibrio.
Al momento Frédéric produce sei vini: tre in provenienza dalla denominazione Lantignié, un Regnié, un Chirouble e un Morgon. Dal 2023 sarà prodotto anche un bianco, da uve chardonnay.
Il Lantignié Granit Rose e il Lantignié Pierre Bleu sono affinati in cemento, mentre gli altri vini vengono affinati in barriques di più passaggi. Gli affinamenti variano tra i 10 e i 18 mesi.
Oltre a dosi omeopatiche di solforosa, nessun altro ingrediente è utilizzato in vinificazione. I vini non sono né chiarificati né filtrati.
Il Domaine Rijckaert è stato fondato nel 1990 da Jean Rijckaert. Jean ha iniziato la sua esperienza viti-vinicola al fianco di un altro grande viticultore belga, Jean-Marie Guffens, con cui ha fondato il Domaine Verget. Jean ha poi proseguito il suo cammino da solo, acquisendo poco a poco altre parcelle nel Macônnais, e successivamente nello Jura, arrivando a comporre una proprietà di circa 10 ettari, equamente suddivisi nelle due denominazioni.
Le vigne sono sempre state condotte in regime biologico certificato, con impiego estensivo di pratiche biodinamiche. Da oltre trent’anni nessun erbicida o pesticida è stato utilizzato.
Nel 2013 Jean lascia le redini al suo giovanissimo collaboratore dell’epoca, Florent Rouve, che ne è a tutt’oggi il titolare. Florent dispone di due cantine di vinificazione separate, una in Jura e una nel Macônnais.
Florent ha perseguito lo stile lineare e preciso di Jean, imponendo una svolta più radicalmente naturale ai suoi vini: le vigne sono tutte condotte in regime biodinamico, con l’introduzione anche di tecniche ispirate all’agroecologia. In cantina non viene utilizzato nessun prodotto ad eccezione di dosi bassissime di anidride solforosa, e unicamente al momento dell’imbottigliamento. In questo modo il terroir può esprimersi al meglio, lasciando che la ricca microbiologia sviluppata grazie alle tecniche biodinamiche dia tutta la sua personalità ai vini.
Tutti i vini, sia bianchi che rossi, sono vinificati a grappolo intero e gli affinamenti sono tutti effettuati in barriques di più passaggi. Le vinificazioni sono estremamente delicate e non invasive: per i rossi pochissimi rimontaggi durante la vinificazione, che di solito è particolarmente breve. I bianchi sono interamente vinificati in barriques, dove non si opera alcun batonnage, proprio per evitare estrazioni eccessive e per lasciare ai vini bevibilità e slancio.
La cifra caratteristica dei vini di Florent è la precisione e la mineralità gustativa. Anche in annate calde i vini superano raramente i 13 gradi di alcol, a fronte però di una perfetta maturità fenolica. Il risultato sono vini sempre vini e cangianti nel bicchiere, con una trama gustativa sapida, lunga e minerale.
Grazie ad un lavoro in vigna estremamente scrupoloso e ad una gestione agroecologica complessa, Florent riesce ad ottenere freschezza di beva su tutti i suoi vini senza mai pagare il prezzo di vendemmie anticipate.
Fabien Duveau è un giovane produttore che rappresenta l’ottava generazione dell’azienda di famiglia, di cui è diventato responsabile nel 2008. Il vigneto si trova a Chacé, a circa 3 miglia a sud-est di Saumur, sulla riva sinistra della Valle della Loira. Chacé è una delle zone più rinomate della regione per la produzione di Saumur-Champigny, grazie al profondo substrato di tufo, e agli strati di argilla e arenaria che lo ricoprono. È qui che si trova ‘Les Poyeux’ reso celebre da Clos Rougeard, e di cui Fabien possiede tre diverse parcelle.
Il vigneto è composto da 20 ettari suddivisi in circa 40 parcelle, coltivate a Chenin Blanc e Cabernet Franc, che Fabien ha convertito in viticoltura biologica, con certificazione biodinamica a partire dall’annata 2024. La frammentazione delle parcelle permette a Fabian di valorizzare al massimo le diverse sfumature del terroir. Quasi tutti i vini prodotti sono infatti prodotti da uve provenienti da una singola parcella. Assieme ad altri viticoltori locali, Fabien ha dato impulso a pratiche agroecologiche finalizzate all’incremento della biodiversità: sono così state create delle riserve ecologiche (EZR) ricche di cespugli, alberi, siepi e altra vegetazione che fornisce riparo, cibo e siti di riproduzione a insetti, uccelli e animali in modo da favorire l’equilibrio sistemico del vigneto.
Fabien vinifica e affina i suoi vini in una grotta del XIV secolo, dove il freddo e l’umidità costanti creano l’ambiente perfetto per conservare i vini. Per la vinificazione utilizza vasche di cemento, mentre l’affinamento avviene in cemento o in barriques di più passaggi per preservare la purezza del frutto e del terroir.
In cantina l’approccio è minimalista: infusioni lunghe ma poco estrattive, ampio ricorso a contenitori neutri (essenzialmente cemento), lieviti rigorosamente spontanei, uso ridottissimo di solforosa, si traducono in vini di grande eleganza ed autenticità.
Lo stile è improntato all’eleganza e alla finezza piuttosto che all’espressione varietale, soprattutto per quanto riguarda il Cabernet Franc, che Fabien interpreta con uno stile delicato, poco estrattivo, molto floreale.
Audrey Pilorget produce vino da oltre trent’anni. La prima parte della sua carriera è stata trascorsa in Alsazia, a fianco di Christian Binner, con cui per oltre quindici anni ha vinificato in stile naturale.
Dopo una pausa di alcuni anni dedicati ad attività di formazione nel mondo del vino, dal 2019 Audrey ha creato un nuovo Domaine, questa volta in Loira, nella valle del Cher.
Il nuovo progetto di Audrey si pone in continuità stilistica con i vini elaborati in Alsazia.
La produzione al momento si limita a quattro etichette e a poche migliaia di bottiglie.
Audrey produce tre vini a base sauvignon e un vino rosso a base di cabernet franc e plantet noir (vitigno resistente).
Le uve sono al momento acquistate da due produttori amici di lunga data, le cui vigne sono coltivate in regime biologico. Audrey segue personalmente tutte le fasi vegetative fino alla raccolta dell’uva.
Lo stile di Audrey è naturale: non vengono aggiunti solfiti, i vini non sono né chiarificati né filtrati, ogni intervento chimico-fisico sul vino è escluso.
La caratteristica principale dei vini di Audrey è il tempo lungo delle vinificazioni: le fermentazioni possono durare oltre 15 mesi e i vini passano almeno due inverni in barrique prima di essere imbottigliati, in modo da ottenere una naturale chiarifica e stabilizzazione. Tutti i vini bianchi sono vinificati e affinati in barriques usate.
I vini sono materici, sapidi, vibranti di energia e tensione. Il varietale del sauvignon si percepisce in modo sempre molto discreto.
David Michelis ha fondato Réniteo nel 2020, dopo un percorso di formazione al liceo enologico di Beaune e numerose esperienze in Francia e all’estero. Originario della zona, David ha scelto di installarsi nella Côte Roannaise consapevole del grande potenziale geologico e climatico della zona, di assoluta unicità. Qui i terreni sono vulcanici come in Alto Piemonte, dominati da sabbie di granito e porfido. Le vigne sono immerse nel bosco, ad una quota variabile tra i 400 e i 600 metri. Le escursioni termiche elevate e il Ph basso dei terreni sono alla base di vini sorprendentemente freschi e slanciati che sembrano non risentire del cambiamento climatico dal grado alcolico sempre molto basso.
Il vitigno principe è il Gamay Saint-Romain, una variante genetica del Gamay particolarmente vocata alla produzione di vini eleganti.
David possiede circa 9 ettari di vigne con un’età media tra i 40 e gli 80 anni. Lo stile di conduzione in vigna è largamente ispirato alla biodinamica, con grande attenzione alla biodiversità dei suoli (utilizzo di coperti vegetali, lavorazioni con trazione animale, impiego di fertilizzanti naturali) e alla riduzione dei trattamenti, limitati comunque ai soli rame e zolfo.
In cantina David si attiene ad uno stile rigorosamente minimalista. Travasi per gravità, lieviti indigeni, vinificazioni poco interventiste, macerazioni poco estrattive e un utilizzo sistematico di contenitori neutri (cemento, gres, terracotta) e botti di grande formato sono alla base di vini di grandissima bevibilità e soprattutto fini ed eleganti.
Aurélien Bailly gestisce con suo zio Franck una proprietà familiare di circa 10 ettari, tutti situati nelle denominazioni Sancerre e Pouilly-Fumé.
Produttori di vino da cinque generazioni, i Bailly-Reverdy sono riusciti nel corso del tempo ad acquisire parcelle in alcune delle denominazioni più prestigiose di Sancerre, come il famoso Chêne Marchand e, soprattutto, Les Monts Damnés, da molti considerato il vero e unico grand cru di Sancerre.
Aurélien Bailly produce dei vini di impostazione classica, in cui gli elementi varietali del Sauvignon non prevaricano mai l’espressività territoriale. Per il Sancerre e il Pouilly-Fumé vinificazione e affinamento avvengono unicamente in contenitori di acciaio inox per preservare la freschezza, mentre i due cru (Chêne Marchand e Les Monts Damnés) vengono affinati in tonneaux di più passaggi. Il legno non marca mai i vini.
Il lavoro in vigna è in regime biologico, in cantina lo stile è minimalista, le fermentazioni sono avviate con lieviti spontanei, l’uso di solfiti moderato e le filtrazioni poco invasive.
Sancerre e Pouilly-Fumé vengono messi in commercio l’anno successivo alla vendemmia, i cru due anni dopo.
I vini di Aurélien sono caratterizzati da una marcata piacevolezza, ottenuta ricercando sempre la perfetta maturazione delle uve. Ma è al palato che questi vini rivelano la stoffa del terroir dove sono prodotti, regalando sempre sensazioni gustative profonde, caratterizzate da spiccata mineralità.
Mentre il Pouilly-Fumé è sempre più austero, il Sancerre esprime maggiore opulenza. Tra i cru, Chêne Marchand è quello più fine e verticale, e in cui gli elementi varietali del sauvignon si esprimono meglio, mentre Les Monts Damnés è sempre potente ed irruento.
Benché capaci di lungo invecchiamento, i vini di Aurélien sono godibili già da subito.
Réné Milan, fondatore e proprietario del Domaine de Fontchêne, ha appena 30 anni. Ha fondato il domaine nel 2013 e per tre anni si è occupato unicamente di migliorare la qualità dei vigneti, operando una drastica conversione all’agricoltura biodinamica. Per tre anni non ha prodotto vino, convinto che le vigne, ancorché piantate tra il 1960 e il 1980, non fossero ancora pronte per dare un vino come lo voleva lui. La sua prima vendemmia imbottigliata risale al 2016.
Ancorché giovanissimo e stabilitosi da poco in una denominazione poco conosciuta fuori dalla Francia (IGP Alpille), Réné produce vini ricercatissimi dai migliori ristoranti francesi e già difficili da trovare. I suoi vini si trovano sulle tavole di numerosi ristoranti stellati europei.
Una politica agronomica all’avanguardia, rigorosa selezione massale per aumentare la varietà dei ceppi e preservare la biodiversità, gestione delle vigne secondo i dettami della biodinamica, rese ridotte per aumentare la qualità. Si tratta di scelte molto radicali in termini sia di costi che di tempi di gestione. In questo va ravvisata una visione ambiziosa e di lungo periodo ed una volontà senza compromessi di ricerca dell’eccellenza. Dal 2022 anche i vini rossi saranno divisi in due linee: l’Aupiho che prevede una selezione più rigorosa in vigna e un affinamento lungo in legno, e Les Antiques che si caratterizza per un affinamento solo in acciaio o cemento e che offre maggiore freschezza ed immediatezze.
Il Domaine Aléofane è stato creato da Natacha Chave nel 2004.
Natacha appartiene ad una delle più importanti famiglie di vignerons del Rodano. Figlia di Bernard Chave e sorella di Yann Chave, si avvicina al vino dopo una iniziale carriera accademica.
Natacha possiede 1,5 ettari di vigneto nella denominazione Saint Joseph a Tournon-sur-Rhône e cinque ettari nella denominazione di Crozes-Hermitage (Beaumont-Monteux), più un più un piccolo appezzamento a Cornas, per un totale di 6,5 ettari da cui produce meno di 35.000 bottiglie.
La filosofia di Natacha è improntata al rispetto della natura, testimoniato dalle certificazioni in biologico (Ecocert) e in biodinamica (Demeter), e dalla limitazione dell’intervento umano sia nella coltivazione della vite che in cantina, dove i lieviti sono indigeni e non si aggiungono altri prodotti chimici. Il vino non è né filtrato né chiarificato, l’uso dei solfiti limitato alla fase dell’imbottigliamento.
Natacha produce vini in una filosofia stilisticamente precisa e con grande rispetto per la materia prima. I vini sono tutti caratterizzati da notevole eleganza e finezza, tratti non sempre comuni nel Rodano. Le estrazioni sono sempre molto soffici e limitate, vere e proprie infusioni.
Laure Colombo et Dimitri Roulleau-Gallais sono due giovani vignerons, poco più che trentenni. Nel 2014 recuperano cinque ettari di terra sull’altopiano sovrastante Saint-Peray, nel rodano settentrionale. Vigne ad un’altitudine tra i 450 e i 600 metri, piantate prevalentemente a Marsanne e Roussanne. Il progetto, ambizioso, è quello di gestire la loro fattoria secondo i dettami dell’agroecologia. Sin dall’inizio Laure e Dimitri si impegnano a moltiplicare la biodiversità animale e vegetale: complantazione in vigna, alberi da frutto, pascolo degli animali in vigna, dispositivi per favorire la permanenza di uccelli. Gli appezzamenti di vigneto sono circondati da boschi e prati, a cui Laure e Dimitri aggiungono ogni anno siepi con specie arboree locali. La protezione dell’humus e la promozione della vita del suolo sono al centro del loro approccio: la pacciamatura delle giovani piantagioni con legno di quercia proveniente da foreste locali, la lavorazione del terreno sotto i filari, il mantenimento di diversi tipi di erba con poca competizione e l’aggiunta di compost fatto in casa.
Lo stile di vinificazione in cantina è coerente con l’approccio fortemente improntato al rispetto della natura che è alla base del progetto di Laure e Dimitri: le uve sono raccolte a mano, le vinificazioni sono condotte rigorosamente solo con lieviti indigeni, l’utilizzo di solforosa è limitato all’imbottigliamento, e le estrazioni sono molto contenute, proprio per assicurare freschezza e bevibilità ai vini.
La vinificazione dei bianchi prevede la pressa diretta, spesso meno di un’ora dopo la vendemmia (le vigne circondano la cantina), per preservarne la freschezza ed evitare l’ossidazione in assenza di anidride solforosa (aggiunta solo all’imbottigliamento).
Il mosto viene messo in tini di acciaio inox e decantato a freddo per eliminare le fecce più grosse e successivamente trasferito per gravità in botti da 228 e 400 litri, dove la fermentazione inizia con un pied de cuve realizzato con le sole uve di proprietà e con lieviti indigeni.
Nel caso dei vini rossi la vinificazione prevede la diraspatura soltanto parziale e successiva vinificazione in una botte di cemento. La fermentazione avviene spontaneamente con pied de cuve e la macerazione dura 2-3 settimane, durante le quali i rimontaggi sono rari e delicati, per evitare un’estrazione eccessiva. Il vino è successivamente trasferito per gravità in barriques di più passaggi, dove resta tra i 15 e i 18 mesi, prima di essere imbottigliato senza filtrazione.
Il Saute Mouton è vinificato e affinato esclusivamente in acciaio, mentre il Cornas ‘La cabane des chasseurs’, ottenuto dalle vigne più giovani, è invece affinato in anfora.
Pascal Chalon è un vignaiolo autodidatta con venti vendemmie sulle spalle. Coltiva in regime biodiamico circa dieci ettari di terra nelle colline poco a sud di Orange, nella denominazione Côtes du Rhone Village. Ispirato sin da giovane da Nicolas Joly e dal movimento biodinamico delle origini, sin dall’inizio Pascal comprende l’importanza della biodiversità dei suoli, dei trattamenti naturali in vigna, e del rispetto della pianta. I vini sono certificati Demeter (biodinamica) da oltre quindici anni. Le vigne hanno un’età media di cinquant’anni, molte sono state piantate dal padre di Pascal negli anni Ottanta. I vitigni sono quelli tradizionali del Rodano meridionale: grenache, carignan, mourvèdre, syrah, e in bianco grenache blanc, roussanne e bourboulenc.
Le uve vengono raccolte a perfetta maturazione a mano in cassette, e vinificate in tini da 10 a 50 hl. Le uve sono in seguito diraspate, pigiate, leggermente solfitate e la fermentazione parte con lieviti indigeni. L’estrazione avviene con rimontaggi giornalieri e follature manuali, con una macerazione prolungata per esaltare il frutto, affinare i tannini e aggiungere lunghezza. La pressatura viene ancora effettuata con una vecchia pressa verticale.
Il vino viene poi lasciato in tini per alcuni mesi per permettere alle fecce di depositarsi, prima di essere travasato e affinato in botti di rovere per circa dodici mesi, per micro-ossigenare il vino e affinare i tannini. Per l’affinamento vengono utilizzate barriques borgognone, tonneaux da 600 litri, botti di rovere e tini tronco-conici da 10 hl e un uovo di cemento da 20hl utilizzato per il sorprendente bianco Ursa Major.
Pascal combina ogni anno i suoi legni secondo le caratteristiche dell’annata e del vino che vuole ottenere.
I vini sono tutti caratterizzati da un equilibrio molto sapiente tra il lato mediterraneo tipico della regione e una freschezza sorprendente: in bocca c’è sempre una trama minerale sostenuta, il sorso è ampio ma sempre fresco. Al naso i vini di Pascal sono freschi e floreali, grazie ad una presenza maggioritaria di Grenache su quasi tutte le etichette.
Questo vale per i rossi ma anche per i bianchi, che sono vini decisamente unici per forza espressiva: vini dai profumi mediterranei di ginestra, frutti a pasta gialla, fieno e miele, intensamente gastronomici ma sempre caratterizzati da grande freschezza. È qui che si vedono i risultati di una gestione agronomica davvero sapiente: l’equilibrio in bocca altro non è che il risultato dell’equilibrio della pianta. Sono vini emozionali ed emozionanti, intensi e potenti nella loro espressività.
Cassagne et Vitailles è un domaine di Montpeyroux, in Linguadoca, fondato nel 2015 da Matthieu Rollin e Nicolas Seffusatti. Le parcelle, circa 5 ettari, sono sparse a mosaico in altitudine ai piedi dei Causses du Larzac, su suoli poveri di argilla sopra un sottosuolo calcareo. Le notti estive fresche rallentano la maturazione e conservano l’acidità delle uve. In vigna il lavoro è tutto manuale, con pratiche biodinamiche non certificate: niente sfogliatura, una cimatura leggera a inizio estate, rese molto basse. La vendemmia procede per parcella, a volte per micro-parcella, da metà settembre fino a fine ottobre o inizio novembre; si raccoglie prima delle 11 del mattino, in cassette da 12 kg. In cantina l’uva passa sul tavolo di cernita ed è diraspata solo in parte: secondo il vino, una quota variabile entra a grappolo intero, poi viene pigiata con i piedi. Dopo una pre-fermentazione a freddo seguono rimontaggi molto delicati a inizio fermentazione e un’infusione lenta, con il cappello bagnato a pioggia; le macerazioni più lunghe arrivano a 35-45 giorni, in vasche d’acciaio. Secondo il vino, l’affinamento si fa in uovo di cemento, in acciaio o in barrique di secondo e terzo passaggio; il legno nuovo è quasi assente. L’imbottigliamento è fatto a mano al domaine. La gamma comprende i Combarels, la trilogia di cui fanno parte Nimalaya e Les Chausmes, e tre Grenache di parcella: Les Homs, Les Célis e Les Crouzets.
Le Clotagnas nasce nel 2024 a Vailhan, nell’entroterra dell’Hérault, dal progetto di Cédric Benoit. Per la prima vendemmia Benoit ha lavorato nella cantina di Cassagne et Vitailles, che gli ha messo a disposizione spazi e assistenza enologica.
Le vigne si trovano sui rilievi di Vailhan. Il primo millesimo comprende Chardonnay, Vermentino e Cinsault vinificati separatamente. Lo stile è post-naturale, in continuità con Cassagne et Vitailles. La ricerca di finezza e freschezza guida le scelte di cantina: acciaio per entrambe le cuvée, malolattica non svolta per lo Chardonnay ed estrazione delicata per il Cinsault.
Mas de Janiny si trova nel sud della Francia, in Linguadoca, in una zona mediterranea calda ma ventilata, dove la viticoltura ha una storia molto lunga ma per molti anni è stata legata soprattutto alla produzione di grandi volumi. Negli ultimi decenni alcuni produttori hanno iniziato a lavorare in modo diverso, puntando sulla qualità agricola e sull’identità dei vini, e Mas de Janiny è uno di questi.
L’azienda lavora in agricoltura biologica dagli anni ’90 e negli ultimi anni si è avvicinata anche alla biodinamica, con un’idea molto chiara: la qualità del vino nasce soprattutto dalla vigna e dall’equilibrio del suolo, non dalle correzioni in cantina. Il lavoro agricolo è quindi centrale: gestione del suolo, biodiversità, equilibrio vegetativo e rese contenute.
In cantina l’approccio è molto misurato: fermentazioni spontanee quando possibile, uso di acciaio, cemento e legni grandi per non segnare troppo i vini e mantenere leggibile il frutto e il territorio. L’obiettivo non è fare vini tecnici o dimostrativi, ma vini bevibili, gastronomici e stabili, pensati per la tavola e per la ristorazione.
I vitigni sono quelli tipici del sud della Francia, sia bianchi che rossi, e i vini hanno in comune una cosa molto importante: equilibrio, scorrevolezza e facilità di utilizzo in carta, senza essere vini banali o standardizzati.
Per questo Mas de Janiny è un produttore molto interessante soprattutto per la mescita e la rotazione in carta: vini affidabili, territoriali, con prezzi corretti e uno stile che funziona molto bene nella ristorazione quotidiana. Non sono vini da spiegare troppo, sono vini da versare e da bere.
Enologa di formazione, Géraldine Laval si è installata nelle Terrasses du Larzac quindici anni fa, dopo aver lavorato con alcuni tra i più importanti produttori di Francia (Olivier Leflaive in Borgogna, Jean-Louis Chave nel Rodano). La scelta è stata quella di selezionare parcelle in alta quota (tra i 400 e i 650mt) all’estremo nord-ovest della denominazione. Molte vigne hanno oltre cinquant’anni.
Vigne vecchie, altitudine elevata, grandissima biodiversità, notevoli escursioni termiche e uno stile di vinificazione di grande maestria sono alla base di vini di grande eleganza, freschezza e finezza. Il livello qualitativo è altissimo, confermato anche dai numerosi riconoscimenti ricevuti dalla stampa specializzata, primo tra tutti la stella della Revue des vins de France.
I vitigni coltivati sono quelli classici della zona: in rosso Carignan (15%), Grenache noir (60%), Cinsault (13%) e Syrah (10%). In bianco Grenache gris (40%), Chenin (40%), Roussanne (15%), Terret blanc (terret bourret) (5%)
Il lavoro in vigna è scandito dal calendario della biodinamica, e quello in cantina si caratterizza per la limitata invasività: lieviti rigorosamente indigeni, interventi limitati sul vino, filtrazione solo se indispensabile, livelli bassissimi di solforosa. Nei vini rossi la diraspatura è parziale. L’affinamento è fatto in cemento e grandi botti di rovere austriaco.
L’attenzione estrema per la preservazione della freschezza e integrità del frutto, la ricerca della precisione e dell’eleganza fanno di Clos Maïa una realtà a parte nel Languedoc-Roussillon.
Il Domaine Apffel fa parte dell’ultima generazione di giovani vignerons che hanno scelto la Savoia come luogo di elezione per fare vino. La storia inizia nel 2013, ma è solo nel 2017 che Matthieu ha la possibilità di rilevare una cantina e un terreno. La prima annata prodotta è la 2019. Nel 2020 Mathieu è stato raggiunto dalla sua compagna e ora moglie Camille per gestire congiuntamente la tenuta.
Oggi gli Apffel possiedono circa 8 ettari di terreni in tre distinti crus della “Combe de Savoie”. Da Apremont, uno dei migliori cru per la Jacquère, provengono le uve che vanno a comporre la loro cuvée di riferimento, Avant la Tempête. Altre vigne si trovano a St Alban, sul lato opposto della valle, dove vengono coltivati gli altri due vitigni bianchi autoctoni di Savoia, l’Altesse e la Roussanne. Da un piccolo appezzamento di 0,6 ettari a St Jean de la Porte provengono le uve per il solo rosso aziendale, il Soleyane. produzione annua è di circa 40.000 bottiglie.
Le vigne sono coltivate in regime biodinamico (non certificato), e le vinificazioni sono naturali. Oltre all’uva non si aggiunge assolutamente nulla, e ogni forma di intervento chimico o tecnologico sul vino è bandita.
Il Domaine Apffel mostra in modo chiaro un’attenzione molto decisa al benessere della terra e alla preservazione della biodiversità dei suoli e dei campi. Attraverso tecniche agronomiche in parte ispirate dalla biodinamica e in parte dai più recenti movimenti legati all’agroecologia e all’agroforesteria, Camille e Mathieu lavorano alla ricostruzione e arricchimento di un ecosistema vegetale e animale capace di mantenere la vigna in uno stato di sostanziale autosufficienza, che permette di limitare al minimo gli interventi di prevenzione e cura delle malattie. Il clima secco, fresco e ventilato della zona ovviamente aiuta.
In cantina, utilizzano un mix di piccole botti di rovere francese, oltre a serbatoi in acciaio inox, vasche in vetroresina e anfore per la sperimentazione. L’utilizzo dei vari recipienti consente di ottenere il giusto equilibrio tra riduzione e acidità che forniscono ai vini di Matthieu e Camille la tensione e la verticalità per cui sono famosi. Per quanto riguarda la pressatura e la macerazione, seguono il principio dell’infusione piuttosto che dell’estrazione, preferendo un modo lento e delicato di acquisire struttura e tannini. Tutti i vini sono caratterizzati da notevole sapidità. Il sorso è sempre scorrevole e scattante, anche nelle annate più calde.
Ludovic Archer fa parte dell’ultima generazione di produttori che hanno deciso di installarsi in Savoia per fare vino. La prima annata vendemmiata è stata la 2019.
Ludovic coltiva con cura e rigore circa 4 ettari di viti, da cui produce ogni anno meno di 20.000 bottiglie. La proprietà è certificata in biologico, e il lavoro in vigna è ispirato ai principi della biodinamica e dell’agroecologia. I vitigni bianchi e rossi sono quelli tradizionali della Savoia: Jacquère, Altesse, Roussanne, Mondeuse, Douce Noire, più qualche parcella di Chardonnay, Pinot Noir e Gamay.
Le vinificazioni sono estremamente non invasive: a parte dosi omeopatiche di anidride solforosa dopo la fermentazione malolattica e all’imbottigliamento, nessun altro coaudiuvante enologico viene utilizzato. I rossi sono maggioritariamente vinificati a grappolo intero.
Gli affinamenti avvengono in acciaio inox e fusti di rovere esausti per preservare la freschezza dei vini. Le interpretazioni sono improntate alla pulizia e all’espressività del vitigno e del terroir. Nei bianchi c’è sempre una bella concentrazione, mentre i rossi colpiscono per il loro tratto fine ed elegante.
Ogni anno le etichette sono create da un diverso artista con cui Ludovic collabora.
Il Domaine Castéra si trova nei Pirenei francesi e produce vini all’interno della denominazione Jurançon. Si tratta di una proprietà familiare che esiste da oltre duecento anni. Di proprietà della famiglia Lihour da cinque generazioni, il testimone è passato al giovane Frank nel 2018.
Frank coltiva circa 12 ettari di vigna su colline a circa 300mt sul livello del mare, da cui vengono prodotte circa 40.000 bottiglie l’anno.
Le vigne hanno tra i trenta e i cinquant’anni e sono ripartite tra i tre vitigni bianchi principali di questa zona: il Gros Manseng, il Petit Manseng, e il Petit Courbu.
L’approccio alla vini-viticultura è tradizionale. Le vigne sono coltivate in regime biologico, con utilizzo estensivo di pratiche biodinamiche.
In cantina si usano solo lieviti indigeni, il ricorso all’anidride solforosa è limitato, gli interventi in fase di vinificazione ridotti all’essenziale. Tutti i vini affinano almeno 8 mesi sulle fecce fini in barriques e tonneaux di più passaggi.
Vengono prodotti cinque vini, tutti bianchi: due vini secchi, un vino amabile, un vino dolce e un vino passito. La caratteristica dominante dei vini di Franck è la ricerca di un equilibrio sul filo di una tensione sempre vibrante. In bocca sono tutti vini pieni di energia, tesi. Nelle versioni amabile, dolce e passito un plus di acidità viene sempre a rinfrescare il sorso, la bevuta è sempre leggiadra, scorrevole, mai stancante.
Nel 2023 una violenta grandinata e la peronospora hanno portato via oltre il 70% del raccolto. Per questa ragione, in quest’annata Frank ha deciso di produrre un’unica cuvée che raccoglie la totalità delle uve raccolte dalle vigne di proprietà, più un vino prodotto con uve acquistate sul comune di Lasseube, noto per le caratteristiche di maggiore freschezza (Autres Pentes).
La gamma extra-thin riduce di circa il 40% lo spessore di bordo, calice e stelo rispetto alle collezioni standard del marchio: il bordo dichiarato è di 0,7 millimetri, lo stelo stirato di 4,5. L'indice di trasparenza dichiarato è 98,8, valore che rende affidabile l'esame visivo anche su vini di colore tenue. Il calice ampio offre superficie di ossigenazione adeguata ai rossi di struttura e ai bianchi evoluti. Sono bicchieri pensati per durare nel tempo.
Plume è la linea destinata alla degustazione. Il vetro cristallino senza piombo garantisce trasparenza e neutralità. Le forme sono progettate per valorizzare l’esperienza gustativa. Il bordo sottile riduce l'interposizione del vetro fra calice e palato, e l'attacco del vino risulta meno mediato rispetto a un bordo di spessore ordinario. Il peso contenuto ha un effetto diretto sul servizio prolungato: il calice resta stabile in mano durante rotazione e assaggio ripetuto. La lavorazione a bocca produce inoltre una struttura elastica, che assorbe l'urto flettendo anziché opponendovi massa: la resistenza non deriva dallo spessore ma dal comportamento meccanico del vetro soffiato.
Bevanda analcolica biologica a base d’uva ottenuta tramite una fermentazione naturale non alcoligena. A differenza dei classici vini dealcolizzati, Levin nasce già senza alcol: lieviti indigeni e batteri lattici sviluppano freschezza, acidità e complessità aromatica senza produrre etanolo (alc. < 0,5%). Un approccio innovativo, sostenibile e rispettoso dell’integrità del frutto.